La Musicoterapia

Il progetto Tamino ha fra i suoi obiettivi quello di diffondere la cultura della musicoterapia in Italia, per questo raccoglie le testimonianze di personalità autorevoli che sostengono il suo sviluppo. 

Giacomo Faldella
Direttore Direttore Dipartimento della Donna, del bambino e delle malattie urologiche Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna

Il Progetto Tamino è un’iniziativa da molto tempo consolidata e gradita ai genitori dei nostri neonati e a tutto il personale dedicato all’assistenza nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale e di Neonatologia. Ritrovare attraverso la musica una dimensione di umanità e serenità rappresenta un momento di aria fresca e pulita che fa bene allo spirito e al fisico. Pertanto siamo ulteriormente felici e grati  che anche durante il periodo estivo, quando tutti fuggono dalla città,  i professionisti del Progetto Tamino  non ci privino della loro presenza e della loro musica.

Silvia Vegetti Finzi
Psicologa clinica, già docente universitaria, scrittrice e giornalista

Dalla mia lunga esperienza di psicologa clinica ho tratto la convinzione che la musicoterapia  è una risorsa straordinaria in ogni momento della vita: da prima della nascita sino  alla fase terminale dell'esistenza.  La musica dona energia vitale, serenità, fiducia e speranza. Il nostro cuore è uno strumento musicale che batte all'unisono con tutta la musica del mondo. 

Umberto Veronesi
Oncologo e politico italiano. Fondatore e Presidente della Fondazione Umberto Veronesi, ha fondato e ricoperto il ruolo di direttore scientifico e di direttore scientifico emerito dell'Istituto europeo di oncologia.

Scienza ed arte hanno molti elementi in comune. Immaginazione e fantasia che alimentano la capacità creativa ma anche l’uso di tecniche e di strumenti per esprimersi e per rendere comprensibili agli altri le proprie realizzazioni sono caratteristiche dell’arte e della scienza. L’elaborazione del linguaggio musicale si avvicina ancora maggiormente all’elaborazione del linguaggio fisico o matematico perché in ambedue i casi si tratta dello svolgimento di un’attività ideativa astratta anche se sia per la musica che per le scienze fisiche e matematiche vi sarà poi una traduzione nel mondo concreto . La ricerca medico biologica si stacca viceversa dalla ricerca musicale per il suo carattere deterministico e concreto. L’obiettivo non è più solo speculativo ma rivolto alla salute dell’uomo. Ambedue però si sviluppano in seno alla tradizione solo fino a quando la tradizione è una necessità essenziale al mantenimento degli scopi primari. Possiamo fare l’esempio della dodecafonia che ha rotto a suo tempo la tradizione musicale, con coraggio, ma con il rischio di creare una frattura tra il mondo della produzione musicale, dei compositori e quello della fruizione musicale, cioè degli ascoltatori, un rischio che sembrava quasi materializzarsi all’inizio del secolo ma che fortunatamente non si è realizzato. Anche la ricerca clinica di oggi, che si fonda sulla manipolazione del DNA rischia di creare una frattura tra il mondo della ricerca biomolecolare e il resto dell’umanità che dovrebbe viceversa essere l’oggetto finale cui applicare i risultati della ricerca.

Le vittime dei tumori sono tragicamente molte anche se la mortalità per questa malattia comincia a declinare. Chi però sopravvive ritrova se stesso in una condizione filosofica nuova, più consapevole, più matura, fatta di saggezza e di capacità ad appropriarsi dei valori essenziali dell’esistenza e a trascurare gli aspetti della controversa quotidianità. Chi è vittima della cattiva musica o che comunque convive con la cattiva musica o addirittura chi ama la cattiva musica, mai si riscatterà. Va però sottolineato che buona o cattiva musica sono definizioni soggettive legate anche al periodo storico, alle abitudini, alle mode e a influenze di vario tipo.

La musico-terapia (o meloterapia) è ormai vecchia di secoli. Che sia in grado di attenuare tensioni psichiche e che sia quindi efficace nelle malattie mentali non vi sono dubbi ma molti medici famosi, come G. Baglivi, la propugnarono anche per malattie organiche come il diabete o infettive come la malaria. Io penso che le applicazioni della musica in senso psicoterapeutico dovrebbero essere allargate e più ricerche dovrebbero essere dedicate a questo mondo poco esplorato. Negli Stati Uniti, nello stato del Michigan è stata istituita una seguitissima cattedra universitaria che conferisce diplomi di laurea in musicoterapia dopo un corso di quattro anni di studi. Sarebbe importante intraprendere anche da noi un tentativo di applicazione della musica in campo terapeutico ed un relativo insegnamento.

I compositori davvero grandi scrivono opere musicali soprattutto come loro intimo bisogno di creatività. Non sempre hanno bisogno di pubblico o di ascoltatori e nemmeno di successo. Quanti grandi autori musicali (come tanti altri geni in ogni campo dell’arte) sono rimasti a lungo sconosciuti e riscoperti molto tempo dopo la loro morte? Ma questo non ha impedito loro, nella loro vita spesso di solitudine e incomprensione, di produrre sublimi gigantesche composizioni musicali.

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