Perché la Musica

"E' un dono che mancava. L'abbiamo inventata noi! La musica fa bene: è una cosa che cura! E' come una farmacia. Invece che andare in farmacia, uno cerca un'orchestra, prende uno strumento, un motivo, anche solo una nota, e guarisce da tutte le malattie". Sono parole di Roberto Benigni, pronunciate durante la rappresentazione del "Pierino e il Lupo" di Sergej Prokof'ev diretta da Claudio Abbado nel 2008.

Portare la musica in ospedale sembra apparentemente superfluo: viene spesso ed erroneamente considerata un'attività ludica, priva di valore clinico e scientifico. Niente di più sbagliato: la musicoterapia è una attività consolidata nel mondo, e sta lentamente trovando il giusto riconoscimento anche in Italia. TAMINO ne è l'esempio pratico: il progetto prosegue ininterrottamente dal 2006 e si è consolidato all'interno dell'Ospedale Sant'Orsola. Gli effetti della musica non sono solo strettamente terapeutici e legati ai piccoli pazienti, ma rafforzano e sostengono l'alleanza fra genitori, medici e personale sanitario dei vari reparti. In questi anni la musica si è fatta strumento per comunicare quando l’uso della parola era compromesso, veicolo per esprimere sentimenti troppo forti e insostenibili, canale di relazione e integrazione in presenza di disagi individuali, familiari e di gruppo.

L'udito è il primo senso che viene sviluppato dall'uomo, ben prima della sua nascita. Il suono è il più efficace strumento per entrare nella sfera dell'inconscio ed è un naturale regolatore delle emozioni. La musica, in ospedale, non è utilizzata come semplice strumento di evasione e sollievo: risponde invece a disagio e sofferenza collegati a patologie fisiche o psichiche, facilita la comunicazione e valorizza le abilità espressive di ogni individuo. Per un bambino diventa il miglior strumento per comunicare e condividere le emozioni e la sofferenza.

Citando qualche esempio:

In oncologia pediatrica la musica allevia il dolore e dona nuove energie per combattere la malattia, dà sollievo a genitori e parenti, facilita il lavoro del personale sanitario.

In chirurgia pediatrica la musica calma bambini che devono prepararsi a difficili operazioni e il cui stato d'ansia renderebbe più complesso l'intervento. Spesso al risveglio i piccoli pazienti chiedono di poter tornare ad ascoltare le musiche che avevano sentito prima di essere stati addormentati.

In neonatologia e terapia intensiva neonatale i canti insegnati alla madre le permettono di entrare in relazione con il figlio nato prematuro, che reagisce ai suoni materni con piccoli movimenti, regalando talvolta anche sorrisi. Quei suoni rappresentano l'unico filo che unisce il piccolo alla mamma, e che gli permetterà inconsciamente di riconoscerla quando potrà finalmente essere preso in braccio. 

 

Foto di Marco Caselli Nirmal

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