Con Ezio Bosso l’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste rende concreta la meraviglia che lega indissolubilmente la musica alla vita

08/03/2018

Con Ezio Bosso l’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste rende concreta la meraviglia che lega indissolubilmente la musica alla vita.

Corriere dello Spettacolo
Paola Pini
6 marzo 2018
 

Il concerto che ha visto protagonisti il M° Ezio Bosso, l’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, ma anche il pubblico tutto, è stato un evento molto speciale; presentato come “Concerto Sinfonico”, ha dato agli spettatori la possibilità di fare l’esperienza di un vero e proprio viaggio umano e artistico, complice l’appassionata commistione fra parole e musica che il Direttore Stabile Residente della Fondazione ha saputo creare alternando, alle opere in programma, note storiche e visioni personali. Il racconto ha trascurato la descrizione tecnica per focalizzarsi sulle situazioni contingenti e sull’ambiente esistenziale che avevano costituito la cornice alle tre creazioni proposte coinvolgendo in modo appassionato, ma lasciando che sia il singolo spettatore a dare la propria personale lettura dei brani, offerti nel senso più nobile del termine, attraverso un’interpretazione che è stata soprattutto svelamento generoso che ha affascinato e conquistato. Le parole con cui ogni esecuzione è stata proposta si sono dimostrate altrettanto necessarie dei gesti compiuti nel dirigere l’Orchestra attraverso, ma soprattutto assieme alla quale ha sviluppato un racconto intessuto di sorprese. La serata, iniziata con l’Ouverture dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, ha ruotato intorno alla figura e alle esperienze di Pëtr Il’ič Čajkovskij e alla sua decisione di dedicare la propria vita alla composizione proprio a seguito dell’ascolto di quell’opera lirica. Ad essa è seguita la Serenata in do maggiore op.48, scritta dal compositore russo nel 1880, preludio alla più complessa e impegnativa Sesta Sinfonia in si minore op.74 (Patetica), la sua ultima. La direzione comunicativa e molto personale di Ezio Bosso, ben corrispondente al modo in cui ha saputo raccontare e descrivere, si è unita fin da subito ad un entusiasmo che, tramite l’orchestra, ha contagiato il pubblico, il quale con analogo sentire ha risposto vivendo l’esperienza del lasciarsi trasportare in un ambiente ideale in cui sentirsi a casa, in una dimensione molto viva, dinamica e a volte inquieta che in alcuni momenti toglieva quasi il respiro. Con pennellate decise e ricche di espressività è apparso poco a poco non certo un tenero acquerello, ma un quadro a olio dai colori pastosi e dai toni dotati di una densa intensità nel mezzo dei quali si veniva colti da momenti di delicato “pianissimo” in un attento e sapiente equilibrio fra drammaticità e leggerezza. A volte si creano fra le persone dei legami impossibili da sciogliere, indipendentemente dagli eventi della vita e quello fra Ezio Bosso e lo spirito umano e musicale di Claudio Abbado non si esplicita soltanto con il suo essere legato, in qualità di “Testimone e Ambasciatore Internazionale dell’Associazione Mozart 14, eredità ufficiale dei principi sociali ed educativi del Maestro” scomparso nel 2014; il modo, di certo non ortodosso, con cui è stato proposto il concerto di Trieste ne è un chiaro esempio: da esso emerge, prepotentemente condiviso da tutti gli interpreti, un infinito amore per la magica alchimia che può nascere fra la musica e la vita quando alla loro unione con fiducia ci si affida. Le parole con cui il Direttore ha presentato il programma: “la musica che cambia la vita, la vita che cambia la musica” sono forti e vere; evocano con grazia l’eterno circolo virtuoso proposto dai musicisti e sperimentato nel corso dell’intera serata dal pubblico che con entusiasmo ha risposto, gratificando gli interpreti con una lunga e grata ovazione.