Il primo incontro con la musica

03/10/2015

Lo chiameremo Alan. Ha dieci anni e viene da lontano, fuori dall’Italia. La vita in ospedale l’aveva già conosciuta, lo ha colpito la recidiva di una grave malattia ed è tornato in reparto. Parla poco l'italiano. Insieme iniziamo a scoprire gli strumenti; non li conosce ed è molto incuriosito, via via entriamo in contatto con suoni e ritmi e la relazione e il "dialogo" prendono forma: anche questa volta è la musica a unire. Poche parole di italiano per commentare questa nuova esperienza , scopriamo che possiamo provare con l’inglese. Ecco che così si può iniziare anche a parlare. Alan ha già conosciuto l’ospedale, ma non aveva mai conosciuto la musicoterapia; legge questo nome sul mio badge e lo stupore si mescola ad una viva curiosità verso ciò che ancora non conosce e, in modo gentile e diretto, mi chiede : “ma che cos’è la musicoterapia?”. E’ forse la prima volta che qui in ospedale mi trovo a rispondere a una domanda così esplicita fatta da un bambino. Gli spiego che attraverso la musica possiamo comunicare anche senza conoscere la stessa lingua, così come abbiamo fatto noi precedentemente, e che possiamo esprimere quello che sentiamo e pensiamo... e che questo può farci sentire un po' meglio. Tutto ciò proprio perché la musica è un linguaggio diverso che può vincere molte barriere. Alan ci pensa un attimo e poi si lascia scappare una piccola frase: “sono proprio d’accordo”. In quelle tre parole è racchiuso il senso del nostro lavoro.

Tratto dal diario di bordo di una musicoterapista.